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Massimo Crugnola | L’agricoltura per il cibo e non per la merce

Ho incontrato per la prima volta i contadini del sud del mondo nel 1996 a Roma, al Forum delle ONG tenuto in occasione del vertice mondiale della FAO sull’alimentazione. La FAO riconobbe allora il fallimento della Green Revolution e i contadini di Via Campesina rivendicavano con fermezza la loro dignità, lanciando per la prima volta l’idea di Sovranità Alimentare. Il diritto dei popoli a coltivare il cibo per sé e per le proprie comunità nel rispetto della natura, consapevoli del valore dei saperi tradizionali. Rivendicavano il diritto alla terra, all’acqua, alla possibilità di usare le proprie sementi.

Bergoglio li aveva già incontrati in Argentina. Da Papa, li convocherà di nuovo per il vertice mondiale dei movimenti popolari nel 2014, 2015, 2016. Quello che ne esce è un manifesto politico, dove si parla di “processo di cambiamento”. Il Papa afferma: «La riforma agraria è un obbligo morale». E ancora: «Continuate a lottare per la dignità della famiglia rurale, per l’acqua, per la vita, affinché tutti possano beneficiare dei frutti della terra».

Anche in Italia, l’agricoltura è un laboratorio di nuove opportunità, anche in Italia una generazione di nuovi contadini sceglie il lavoro della terra per dare un senso alla propria vita. Sceglie l’agricoltura biologica, un’agricoltura fatta di rispetto, di attenzione, di cura, di relazione: un’agricoltura che produce cibo, un’agricoltura che si oppone al modello industriale che continua a produrre merce di cui poco importa la destinazione.

(Massimo Crugnola, orticultore biologico)

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