Marco Morosini | Ingiustizia sociale e degradazione ambientale

Occorre impegnare anche il livello istituzionale per chiarire che l’ingiustizia sociale e la degradazione ambientale sono due facce della stessa medaglia. Gli uni (persone e nazioni) degradano l’ambiente perché sono troppo poveri per potersene prendere cura. Gli altri (persone e nazioni) degradano l’ambiente perché sono troppo ricchi per ridurre i loro insostenibili consumi. È impensabile risolvere la questione socio-ambientale senza mettere mano a entrambi questi eccessi.

L’homo oeconomicus sarebbe mosso più dal proprio interesse che dalla solidarietà per gli altri. Anche per l’homo oeconomicus più incallito, però, ridurre oggi gli eccessi non solo della povertà ma anche della ricchezza è diventato necessario, se egli vuole preservare il proprio benessere da crisi economiche, ecologiche e politiche. Non solo il papa, infatti, ma anche l’Ocse, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e le agenzie dell’Onu per il commercio, per lo sviluppo e per l’ambiente, ammoniscono che la continua crescita delle disuguaglianze nelle nazioni e nel mondo è una delle maggiori minacce per l’integrità ecologica, il progresso socioeconomico, la stabilità politica e la democrazia.

Chi sta preparando il nuovo governo farebbe bene a dare alta priorità alle due maggiori urgenze che ci minacciano e che sono due facce della stessa medaglia: l’accelerazione della crescita delle disuguaglianze e la distruzione ambientale. Lo ha fatto la Francia istituendo un Ministero della transizione ecologica e solidale. Si tratta di affrontare aspetti strutturali, che segnano presente e futuro: basti pensare ai molteplici legami che ci sono tra il nostro consumo di combustibili fossili, lo sconvolgimento del clima, le siccità e le inondazioni, e le decine (forse presto centinaia) di milioni di profughi climatici. Molti di costoro approdano sulle nostre coste. Ma non basteranno cannoniere, muri e filo spinato per risolvere il problema.

(Marco Morosini, docente Politiche ambientali Politecnico di Zurigo)