Giorgio Nebbia | Il consumo come “rapina” ai prossimi

L’enciclica Laudato si’ di papa Francesco ricorda, fra le altre cose, che in un pianeta grande ma di dimensioni limitate (§ 56) la produzione – una parola che ricorre 34 volte – e il consumo – una parole che ricorre 67 volte – di oggetti, utili e superflui (n. 203), avviene sottraendo risorse naturali (acqua, prodotti agricoli e forestali, minerali, fonti di energia) dal pianeta, bene comune, e con l’inevitabile formazione di scorie e rifiuti (§§ 20-22) che sporcano e rendono meno utilizzabili l’aria, le acque, rendono meno fertile il suolo.

Ma soprattutto che il 20 percento della popolazione mondiale (e noi ci siamo dentro) consuma  risorse in misura tale da rubare (avete capito bene) alle nazioni povere e alle nuove generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere (n. 95). Così l’aumento dei consumi da parte di una minoranza dei terrestri, rende più poveri gli altri abitanti della Terra, il “prossimo” vicino (le classi povere dei paesi opulenti), il prossimo lontano (i poveri dei paesi da cui vengono tratte a basso prezzo le materie che assicurano i nostri consumi), e il “prossimo del futuro”, coloro che dovranno fare i conti con rifiuti a lunga vita, come la plastica e le scorie radioattive, e con i mutamenti climatici dovuti alla continua e crescente immissione nell’atmosfera di gas provenienti dai nostri consumi, e sprechi (§ 161), di energia e di merci.

Papa Francesco, parlando ai movimenti popolari, ha detto: «La passione per il seminare, l’irrigare con calma ciò che gli altri vedranno fiorire, sostituisce l’ansia di occupare gli spazi di potere e di vedere risultati immediati». Forse sarà questa la vera modernità per nutrire il pianeta.

(Giorgio Nebbia, ecologista, già deputato e senatore della Repubblica)