Enciclica, intervento Mirco Rota

Ringrazio dell’invito a questa interessante iniziativa anche se per un sindacalista è davvero inusuale discutere di un’importante enciclica questa occasioni mi da la possibilità di confrontarmi e discutere su temi importanti quali l’ambiente, l’economia e finanza, il lavoro e più in generale del nostro modello di sviluppo.

È vero, questa enciclica parta della terra come una casa comune e si rivolge davvero a tutti. Ma dentro questa casa comune non tutti si trovano nella stessa condizione.

Noi che siamo la parte ricca di questa casa comune, l’occidente per capirmi siamo quelli che in questo modello di sviluppo stiamo sicuramente meglio, siamo quelle che hanno più responsabilità nel doverlo cambiare ma spesso siamo quelli che oppongono maggiori resistenze perché stiamo sicuramente meglio di altri.

Qualcuno diceva che questo modello di sviluppo porta bal fatto che ogni settimana puoi trovare sul mercato un nuovo modello di telefonino, oppure delle profonde contraddizioni che presenta un’iniziativa come Expo.

Ebbene, si il problema sta nel fatto che tutti noi o molti di noi quei nuovi modelli fanno la fila per comperarseli oppure che ad Expo più di venti milioni hanno fatto lunghe file per visitarlo senza un grandissimo spirito critico o un particolare pensiero sul pianeta, sui poveri o sul tema della nutrizione.

Detto questo, penso che questa enciclica abbia come valore di fondo la messa in discussione di questo nostro modello di sviluppo e il bisogno di cambiamenti davvero profondi.

Un modello dannoso per l’ambiente, che distrugge gli ecosistemi della terra, porta alla desertificazione delle aree ed è un modello che bruciando troppe risorse non pouò di certo essere esportabile verso le aree dove servirebbe più sviluppo.

E’ un enciclica che fa davvero riflettere rispetto al lavoro nella sua dimensione complessiva, non solo verso chi lavora per vivere e spesso fa fatica a farlo ma anche e soprattutto su come oggi si fa impresa e se essa ha oppure no un valore sociale.

Inoltre molto importanti sono le critiche al ruolo della finanza nell’economia in generale, nel come la finanza spinge l’impresa a delle scelte e infine riflette su un tema moderno e attuale come la scienza e il progresso tecnologico cioè se esso è ancora in funzione ai bisogni della società o solo strumento di realizzazione di profitti e causa di profonde distorsioni.

E la domanda decisiva rispetto a questi temi penso che sia una questione posta a tutti noi, nei diversi ruoli,compiti e responsabilità che noi tutti abbiamo in questa casa comune.

Rispetto ai diversi temi come ambiente, lavoro, salute, diseguaglianze sociali siamo oggi in grado di lasciare questa casa comune in una condizione migliore dopo di noi?

Penso che sia questa la domanda che questa enciclica riassume e ponga a noi risposte importanti.

Se dovessi dare una risposta rispetto al tema del lavoro dovrei proprio dire di no. A distanza ormai di alcuni anni dall’inizio di questa crisi economica e finanziaria non si è intervenuti sui vizi e sui difetti che l’hanno causata.

Anni in cui si sono utilizzati ingentissime risorse per salvare un sistema bancario-finanziario e non per i guasti sociali che la crisi ha prodotto.

Il sistema bancario dopo pochi anni è ritornato a fare grandi profitti, la società in generale è sempre più diseguale e l’elemento delle disuguaglianze è sempre più accentuato.

Basta verificare la differenza di stipendio che oggi si verifica tra i manager i chi lavora o la differenza di stipendio tra i diversi sessi.

Cosi come le scelte che oggi il sistema delle imprese persegue è sempre più in funzione di un ritorno rapito della remunerazione del capitale investito e non agli effetti che le scelte generano in questa casa comune.

Scelte non in funzione del rispetto dell’ambiente, altrimenti non avremmo avuto negli anni disastri ambientali come il caso Ilva che ha inquinato l’intera città di Taranto, il caso Eternit, Caffaro che ha reso Brescia una delle città più inquinate d’Italia e l’attuale caso Wolsvaghen in Germania dove addirittura l’iìmpresa nella sua dimensione complessiva è arrivata al punto di creare una sofisticata strumentazione per alterare le emissioni inquinanti delle auto prodotte.

E su questo tema non posso esimermi da una riflessione su un ambito sociale come il sindacato.

In germania la legislazione prevede un ruolo di sorveglianza da parte del sindacato alle scelte dell’impresa. Nel caso WV questo ruolo è stato davvero assenze si potrebbe dire un sindacato connivente con l’imnpresa rispetto alle sue decisoni che hanno causato e ancora oggi causa danni all’ambiente e alla salute di tutti. Una cosa che davvero evidenzia quanto questo modello di sviluppo abbia trasformato in modo negativo tutti i soggetti che lo coinvolgono e che per tutti prima delle conseguenze ambientali c’erano i risultai economici dell’impresa.

E su questo tema permettetemi una divagazione. Qualcuno ha parlato del trattato transatlantico TTIP che è ancora in discussione tra Usa e EU.

Nelle scorse settimane al congresso del più importante sindacato industriale del mondo, l’IgMetal era presenza la cancelliera Merkel che diversamente dal nostro primo ministro partecipa alle iniziative sindacali.

La Merkel rivolgendosi all’IgMetal faceva questo ragionamento: so che voi avete un giudizio critico su questo trattato e per certi versi pure alcune ragioni, ma sono sicura e questo è una cosa che riguarda tutti noi, voi compresi, che la vicenda WV non ci abbia fatto fare una bella figura nei confronti degli americani.

Mi sembrano parole che dovrebbe far pensare a tutti noi quello che non stiamo facendo di buono per questa casa comune.

E infine per rimanere sul tema delle scelte di impresa, quando le imprese decidono i loro prodotti e organizzano le loro produzioni decidono in base a che cosa?

In ragione della loro utilità? Del benessere collettivo o se possono essere reciclabili?

Non avviene così in quasi nessun caso ma tutto è in funzione della loro realizzazione su larga scala, rispetto alla possibilità ottenere bassi costi di realizzazione e la collocazione produttiva di norma considerà luoghi in cui basso è livello di tassazione e assenza di vicoli ambientali per il rispetto dell’ambiente.

E queste logiche sono state addirittura rafforzate attraverso la creazione di strumenti finanziari ad Hoc per il menagment.

Quando buona parte del menagment viene retribuito non solo con una normale retribuzione ma sempre più con uno strumento come le stock option significa che la sua retribuzione sarà in funzione della valorizzazione delle azioni che lui ha ricevuto e per farlo in un tempo breve lo stesso menagment non avrà di certo molti scrupoli rispetto a tutto quello che è circostante all’impresa.

E considerando anche chi in questo sistema economico lavora per vivere, oggi di certo dentro l’impresa attraverso la sua opera e il suo pensiero in rarissimi casi ha la possibilità di intervenire sulle scelte dell’impresa.

Sempre meno in questi anni il lavoro ha assunto un ruolo dentro i luoghi di produzione, di ricerca e di studio.

E qui dobbiamo considerare il ruolo che ha assunto anche la politica nei confronti dell’economia.

Un ruolo pressoché ininfluente se non accompagnatorio rispetto alle esigenze della finanza e delle multinazionali.

Dicevo prima, in questi anni la politica ha salvato il sistema bancario ma non ha saputo trovare risorse per chi ha subito le conseguenze sociali della crisi. La politica oggi non ha un ruolo regolatorio e di indirizzo e di costruzione di una prospettiva nei confronti dell’economia.

Le multinazionali hanno assunto un ruolo troppo forte nei confronti della politica e dei molti paesi basta pensare che in alcune nazioni alcune multinazionali hanno un fatturato superiore allo stesso PIL che quel paese è in grado di generale.

Anche per questo motivo è davvero necessario pensare ad organismi sovrannazionali, mondiali che abbiamo non solo una funzione regolatoria ma che possano intervenire con pari autorità.

Multinazionali che tra l’altro se consideriamo il livello di tassazione in funzione dei loro utili realizzati pagano in percentuale una tassazione molto inferiore rispetto a chi in queste multinazionali lavora.

In pratica decidono in ragione dei loro profitti spesso non considerando le conseguenze delle loro scelte e nemmeno contribuiscono sul sistema della tassazione.

Di tutto questo la politica in questi anni non si interessata ha evitato di aprire riflessione e pretendere risposte e comportamenti diversi dall’impresa. Di questo passo e lo voglio dire soprat essendo in questa città addirittura la politica si fa uso dei menager di questo sistema di impresa come rimedio ai suoi problemi di governo e di sempre più scarsa attenzione da parte della gente.

Persone che in questo sistema non hanno mai trovato nel lavoro condizioni e opportuni migliori rispetto a quelle che trovavano negli anni precedenti.

I giovani oggi hanno una condizione di precariato complessiva, bassi salari e senza un adeguato sistema pensionistico nonostante paghino una contribuzione che è pressoché identica a quelli che in pensione ci sono già o appenda andati.

Il lavoro non è solo teatro di profonde diseguaglianze ma anche di ingiustizie e sfruttamento anche in zone ricche come le nostre.

La disoccupazione ha raggiunto percentuali altissime  e in alcuni casi difficilmente irreversibili nel medio periodo.

Allora, come altro tema dell’enciclica dovremmo porci il problema non solo di quale lavoro ma se questo sistema può garantire lavoro per tutti.

E se il ruolo del progresso è in fuzione anche del bene sociale e non solo elemento per generare profitti e strumento di accellerazione distorsiva di molti aspetti.

Per introdurre un ultimo tema porto queste esempio:

in un settore come quello siderurgico noi oggi abbiamo importanti imprese in grado di produrre più acciaio oggi con un quarto della forza lavoro presente rispetto a trent’anni fa, questo grazie agli investimenti ma soprattutto alle tecnologie frutto del progresso tecnologico.

Questa situazione ha portato l’impresa ad aumentare la sua redditività mentre chi lavora lo fa nella stessa dimensione di orario che aveva precedentemente.

Allora il tema della riduzione dell’orario può essere un tema in cui non solo determina una diversa remunerazione dell’impresa, oggi sbilanciata sul capitale, ma soprattutto fa tornare e assumere al progresso tecnologico un ruolo utile dentro questa casa comune.

Senza questo il progresso non fa altro che aumentare distorsioni e diseguaglianze.

Infine, anche se non era nelle mie intenzioni e dato che è stato introdotto dagli interventi precedenti vorrei fare una breve considerazione sul pensiero che un importante manager come Marchionne ha introdotto nel mondo di impresa. Pensiero che oggi non è più filosofia del gruppo industriale da lui gestito ma di una buona parte del sistema di impresa nazionale.

Il suo pensiero è molto semplice. Lasciando perdere un attimo solo tutti gli aspetti negoziati con il sindacato Marchionne ha introdotto un ragionamento in cui si dice: siamo tutti in un’impresa siamo tutti sulla stessa barca ma in un impresa si è anche in guerra contro qualsiasi altra impresa nostra concorrente, non a caso è stato lui ha cancellare per primo l’utilizzo di uno strumento di tutela collettiva come il contratto nazionale per chi lavora.

Essere in guerra significa, diversamente da quanto ci viene evidenziato dall’enciclica che in questa casa comune ci si salva tutti assieme, che la mia sopravvivenza è in funzione della distruzione di chi compete con me e le scelte dell’impresa non possono che essere che la conseguenza di questo ragionamento.

Per concludere due brevi parole sul fatto che i metalmeccanici proprio domani, dopo molti anni iniziano unitariamente la trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale.

Penso che tra l’enciclica e la nostra piattaforma ci sia un piccolo legame che vorrei evidenziare come ulteriore elemento di riflessione comune e di prospettiva.

Tra i primi punti delle nostre richieste chiediamo agli imprenditori la definizione di un tavolo permanente di confronto “per delineare iniziative condivise in materia di politiche industriali e di investimenti necessari ad una riconversione ecologica dei prodotti e dei sistemi produttivi”.

Da questo piccolo aspetto, penso che questa enciclica possa dare non solo uno spunto di riflessione specifico ma possa rappresentare un percorso di confronto e di progettualità comune su molti temi sia etici che di rilevanza concreta come l’ambiente, il progresso e il lavoro.