Laudato Si'

Un'alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale

Enciclica, intervento Claudia Sorlini

Questa enciclica rappresenta un passo molto importante per il nostro pianeta,    la Chiesa e il mondo degli ecologisti. Anzitutto perché vengono ribaditi alcuni principi importanti, in buona parte già presenti nella lunga storia della Chiesa (dalla Bibbia, a S. Francesco, fino ad arrivare ai papi più recenti ), ma che, in questa enciclica vengono ripresi tutti insieme, anche con accenti nuovi.

  • La natura  ha dei diritti: il diritto di non essere saccheggiata, sfruttata brutalmente, distrutta, calpestata.
  • L’uomo non è il padrone della natura (della terra,delle risorse idriche,  della biodiversità..) . La terra e le altre risorse naturali che utilizza gli sono state affidate perché ne faccia un uso assennato e equo, creando le condizioni perché le risorse stesse possano rigenerarsi dopo l’uso. Ed in queste condizioni deve consegnarle alle generazioni future, perchè la terra con le sue risorse è la casa comune dell’umanità.
  • L’uomo  è parte integrante della natura e quando si parla di equilibri ecologici si deve includere tra le componenti ambientali, anche l’uomo (una bella spallata all’antropocentrismo). Non solo nella dimensione  biologica, ma anche e soprattutto in quella sociale.
  • Sfruttare in modo scriteriato le risorse e distruggerle  significa danneggiare tutta l’umanità, ma in particolare far pagare un prezzo altissimo agli strati più fragili del pianeta. Perché il nesso tra queste due componenti (disponibilità di risorse locali e poveri) è fortissimo. I ricchi si possono procurare le risorse dovunque, non i poveri, dopo che le loro risorse locali sono state saccheggiate.

Un aspetto altamente innovativo dell’Enciclica è l’appello ad agire che discende dalla identificazione puntuale dei temi .

“Le riflessioni teologiche o filosofiche sulla situazione dell’umanità e del mondo possono suonare come un messaggio ripetitivo e vuoto, se non si presentano nuovamente a partire da un confronto con il contesto attuale, in ciò che ha di inedito per la storia dell’umanità”.

Così inizia il cap. 17 dell’enciclica,  con cui si esprime la necessità di elaborare  riflessioni  teologiche o filosofiche facendo emergere punti fermi e concezioni chiare, ma nello stesso declinandoli sui problemi che l’umanità sta vivendo oggi.  Si punta molto sull’agire. E con coraggio l’enciclica entra nel merito dei grandi problemi di ecologia globale, che l’umanità oggi sta vivendo , senza dimenticarne alcuno (inquinamento, rifiuti, persino con una sottolineatura di quelli non biodegradabili, scarti,cambiamento climatico, consumi energetici, acqua, biodiversità, terra….) e sulle relative conseguenze: fame, malnutrizione, povertà, migrazioni, danni alla salute, dipendenza dei paesi poveri  da quelli industrializzati, ricattabilità.

L’enciclica  dimostra un’attenzione particolare per  i paesi  terzi (Francesco è il Papa che viene dalle terre “della fine del mondo”), senza dimenticare gli strati sociali fragili dei paesi industrializzati: diritto al cibo, diritto all’acqua, dignità, libertà sono diritti fondamentali  che riguardano tutti.

Raccogliere il senso di questa enciclica significa   far crescere una coscienza critica nella società ed esercitare pressione perché anche i grandi della terra (Nazioni Unite e sue agenzie, Europa, USA…) si muovano senza ambiguità nella direzione di contrastare i fenomeni del  land e water grabbing e perché la politica non sia sottomessa costantemente alle logiche della finanza e dell’economia.

Il ruolo della scienza e della tecnologia

La scienza, con le sue innovazioni, puo’ contribuire fortemente ad affrontare il tema della sostenibilità ambientale. Ma vi è  il problema di diffondere la conoscenza acquisita attraverso la ricerca  perché tutti  possano avvantaggiarsene . E questo  ancora non si dà. Per cui spesso i risultati della scienza vanno ad avvantaggiare chi è in grado di accedere alla conoscenza e ha gli strumenti per utilizzarla per i propri interessi. Ecco perché è fondamentale   sostenere la formazione di capitale umano nei paesi in via di sviluppo affinchè  i giovani  possano acquisire gli strumenti indispensabili a progettare la crescita del proprio paese.

Infine è bene contrastare la fiducia incondizionata nella scienza e nella tecnologia per diversi  motivi: da sole possono contribuire a risolvere i problemi , ma non sono sufficienti, è indispensabile una  politica sociale adeguata anche nei paesi industrializzati; non sempre le applicazioni di scienza e tecnologia  sono fatte per l’interesse comune; infine perché  la fiducia incondizionata  (come già avvenuto in passato) riduce le responsabilità individuali e collettive e consente alle coscienze di adagiarsi su posizioni di comodo (“tanto qualcosa si inventerà per rimediare ed evitare la catastrofe…”) , senza modificare radicalmente  stili di vita e senza un serio impegno per un modello di sviluppo sostenibile sul piano ambientale e sociale.

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